Black is Beltza: il cartoon politico di Fermín Muguruza porta la revolución al Noir

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Black is Beltza: il cartoon politico di Fermín Muguruza porta la revolución al Noir

Al momento non ha una distribuzione in Italia ed è un vero peccato, ma chissà che adesso che è stato presentato (e apprezzato) al Noir in Festival, qualcuno non si decida ad acquistarne i diritti. Questo qualcuno si troverebbe fra le mani qualcosa di nuovo, originale, eversivo, potente e profondamente politico. Diretto dal musicista (prima che regista) Fermín Muguruza, Black is Beltza è ambientato in anni "caldi" e meravigliosi, in un'epoca - la seconda metà degli anni '60 - in cui ci si svegliava la mattina convinti di poter cambiare il mondo. Questa trepidante speranza è la benzina che manda avanti, e in giro per il globo terracqueo, il basco Manex, che da New York va a Cuba e poi in Europa e nell'Africa del Nord, e sfiora la controcultura hippy, le pantere nere, la rivoluzione sessuale, le rivolte che seguono la morte di Malcolm X. Prima di diventare un film d'animazione, la sua storia ha preso la forma di una (famosa) graphic novel che un po’ ricorda, nello stile, Corto Maltese. Del principio dell'avventura ci racconta lo sceneggiatore Harkaitz Cano.

"In realtà, inizialmente Black is Beltza era stato pensato proprio come un film d'animazione, ma quando Fermín Muguruza mi ha chiamato per invitarmi a collaborare alla sceneggiatura, ho realizzato che avevamo per le mani un progetto estremamente costoso, per cui gli ho proposto di cominciare con una graphic novel, anche perché sono innamorato dei fumetti e credo che rappresentino una forma d'arte perfetta. Allo stesso modo, considero l'animazione il genere cinematografico migliore, perché ti permette di fare cose che altrimenti non potresti fare, puoi metterci dentro tutto ciò che desideri. In Black is Beltza, poi, c'è una cosa che solitamente è poco presente nei film d’animazione: la musica".

Oltre all'elemento musicale, in Black is Beltza c'è un elemento politico, uno sociale e poi c'è il mistery, la spy-story. La scelta di percorrere proprio questo genere è stata chiara fin dal principio? Ti piacciono le spy-story?
Mi piacciono le spy-story purché non siano soltanto delle spy-story, per me devono raccontare anche altro. Questo film potrebbe essere un Bond movie perfetto, a patto di trasformare James Bond in un anarchico di sinistra e un appassionato di musica. E, in fondo, Manex, il protagonista, è proprio questo: uno 007 anarchico di sinistra e malato di musica.

Tu sei nato nel 1975, mentre Fermìn Muguruza è del 1965. Insieme avete descritto un'epoca in cui tu non eri nato e lui era piccolo. E quindi è molto interessante che abbiate voluto raccontarla.
Fermín ha 10 anni più di me e una parte degli eventi che narriamo li ha vissuti, anche se più nei racconti delle altre persone. A me interessa molto la "sovrapposizione delle generazioni". In Spagna, in questo momento, si discute molto di memoria storica, e questa giustapposizione fra generazioni vicine avviene per esempio nel campo della musica, perché noi non ascoltiamo soltanto la musica di oggi, ma abbiamo ereditato anche i dischi dei nostri fratelli maggiori, dei nostri padri, quindi finiamo per assorbire ciò che è arrivato prima di noi. Fermín mi ha trasmesso molte di queste cose. Questo film l'abbiamo scritto a casa sua, nella sua cucina, ognuno di fronte al proprio computer, e lui mi ha raccontato molte cose sulla Guerra Fredda, eccetera. E’ bene ricordare che, in quanto musicista, lui ha viaggiato moltissimo, è andato in America Latina, ha attraversato l'Europa, è stato in Africa e ha visitato tutti i luoghi che visita Manex, e in ognuna delle città che si vedono nel film è andato raccogliendo aneddoti, ricordi, cose che, per quanto oggi possano sembrare rocambolesche, sono effettivamente avvenute.

Ma perché proprio la fine degli anni '60 e non un altro periodo?
Quel momento storico mi interessava perché era una fase di passaggio, poteva succedere qualsiasi cosa. E’ come quando lanci una moneta in aria e la moneta rimane ferma, e non sai se cadrà da un lato o dall'altro. In quel momento non sapevamo se alla fine avrebbe vinto il capitalismo, oppure il comunismo. Era tutto ancora possibile.

E adesso la moneta da che parte è caduta?
E’ caduta dalla parte del capitalismo, ma si dice che vedremo presto la fine del capitalismo, non si sa come questa fine avverrà, ma sicuramente non sarà una fine dovuta a una lotta di qualche genere, semplicemente il capitalismo si esaurirà.

Insomma, si può sperare di poter dire ancora, come si sente nel film, "power to the people?"
Sì, ma sta succedendo una cosa curiosa, almeno in Spagna. Quelli che si fanno avanti di più in questa nuova lotta a favore del popolo sono i più vecchi, quelli che hanno vissuto la fine degli anni '60. Nel mio paese, i movimenti di cui parliamo in Black is Beltza sono arrivati 10 anni più tardi, negli anni '70, perché avevamo ancora Franco e la dittatura, ma, ripeto, è bizzarro che nei nuovi movimenti, che pure vantano la presenza di giovani, la forza trainante siano le persone della generazione che ha condotto importanti battaglie alla fine degli anni ’60. Dato che molti diritti sono andati perduti, è normale che chi ha fatto di tutto per ottenerli manifesti per riconquistarli.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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